Convegno “I cambiamenti nella professione forense. L’Avvocato amministrativista: organizzazione dell’attività, affidamento degli incarichi, specializzazioni, conflitti di interesse e responsabilità”.

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Responsabilità dell’avvocato: più cause, più rischi, una riforma che divide

Sempre più azioni risarcitorie nei confronti degli avvocati, un quadro giurisprudenziale in evoluzione e una proposta di riforma destinata a incidere profondamente sull’equilibrio tra tutela del cliente e garanzie del professionista. È questo lo scenario, complesso e in rapido mutamento, al centro del dibattito attuale sulla responsabilità forense.

In questo contesto, sono stata invitata dall’Associazione Veneta degli Avvocati Amministrativisti a intervenire su un tema tanto delicato quanto strategico per il futuro della professione. Un’occasione di confronto qualificato che conferma l’attenzione crescente verso una materia che coinvolge direttamente l’attività quotidiana degli avvocati.

L’esperienza maturata nella difesa di colleghi in giudizi di responsabilità professionale consente di osservare da vicino una tendenza ormai evidente: l’aumento del contenzioso promosso dai clienti nei confronti dei propri difensori, a fronte di un sistema che, allo stato attuale, ammette la responsabilità anche per colpa lieve. Un dato che rende sempre più complessa e delicata la posizione dell’avvocato, chiamato non solo a tutelare l’assistito, ma anche a difendere sé stesso.

La giurisprudenza più recente, pur nel rigore dell’impianto normativo, ha tuttavia introdotto importanti elementi di equilibrio. Non è sufficiente dimostrare l’errore del professionista: occorre provare il nesso causale e il danno, attraverso un giudizio prognostico ex ante e un’analisi controfattuale che verifichi se, in assenza della condotta contestata, l’esito della causa sarebbe stato diverso. In questa prospettiva, assumono rilievo anche i casi in cui l’incertezza del diritto o l’oscillazione degli orientamenti giurisprudenziali escludono la responsabilità del difensore.

Su questo terreno si innesta la proposta di riforma rappresentata dal DDL n. 745 (cd. “Zanettin”), che mira a limitare la responsabilità dell’avvocato ai soli casi di dolo e colpa grave, avvicinandola al modello previsto per i magistrati. Una proposta che risponde all’esigenza di contenere il rischio di azioni risarcitorie ritenute, in alcuni casi, eccessivamente aggressive o strumentali.

Il percorso di riforma si presenta tuttavia tutt’altro che lineare. Le modifiche introdotte dall’emendamento “Rastelli” hanno sollevato diffuse critiche da parte dell’avvocatura, poiché ritenute idonee a comprimere la libertà difensiva e ad alterare il ruolo stesso dell’avvocato, che non è chiamato a “giudicare”, ma a sostenere e argomentare le ragioni del proprio assistito.

Il rischio, evidenziato nel dibattito, è quello di una deriva in cui il professionista, più che concentrarsi sulla strategia difensiva, sia indotto a operare in funzione preventiva rispetto a possibili azioni di responsabilità. Con effetti potenzialmente distorsivi sull’effettività del diritto di difesa.

La questione resta aperta e destinata a ulteriori sviluppi. Il bilanciamento tra tutela del cliente e protezione del professionista si conferma, oggi più che mai, uno snodo cruciale per il futuro della professione forense, con inevitabili ricadute anche sul piano assicurativo ed economico.