L’Intelligenza artificiale sta entrando sempre più rapidamente nella quotidianità delle nostre vite. Anche il mondo del diritto non è rimasto indenne da questa trasformazione, che pone interrogativi profondi sull’utilizzo di questo strumento innovativo dal punto di vista tecnico, giuridico ed etico.
In tale contesto, il confronto internazionale diventa imprescindibile, perché di aiuto nel cogliere sia le opportunità sia le zone d’ombra di un’evoluzione che sta spostando in modo significativo i tradizionali confini della materia giuridica.
Se si guardano le altre realtà si scoprono anche delle particolarità curiose. Si pensi, ad esempio, al caso emblematico di un fondo di venture capital di Hong Kong che, nel settore delle scienze biologiche, ha inserito un algoritmo – chiamato Vital – nel consiglio di amministrazione, attribuendogli diritto di voto e ruolo di osservatore. Tanto che le decisioni di investimento del fondo non venivano prese senza l’assenso dell’algoritmo.
Nell’Unione Europea, caratterizzata da un approccio regolatorio più stringente, simili dinamiche non sarebbero oggi compatibili. Tuttavia, per quanto estrema, è una esperienza che non va ignorata, poiché la materia è dinamica e l’innovazione, si sa, corre molto veloce. Non è un caso che oggi la dottrina stia discutendo di temi come la personalità elettronica o la compatibilità tra gli algoritmi e il nostro ordinamento.
Il tema dell’innovazione digitale tramite IA irrompe con forza anche nell’ambito pubblicistico.
Per fare un esempio, la recente giurisprudenza amministrativa ha iniziato ad indagare l’utilizzo di strumenti di IA nell’ambito degli appalti pubblici, con specifico riferimento alla fase di
formulazione dell’offerta (TAR Lazio – Roma, Sez. II, 3 marzo 2025, n. 4546).
Ancora, la recente bozza sulle “Linee guida per l’adozione dell’IA nella PA” pubblicata da AgID, e il disegno di legge governativo attualmente in esame alla Camera, dimostrano una volontà chiara di presidiare il fenomeno. Una direzione di cui apprezzo la qualità e l’approccio costruttivo, che può tradursi in una nuova cultura assolutamente necessaria a governare con consapevolezza l’IA, per mettere al riparo le Pubbliche Amministrazioni da rischi come ad esempio la cd. “shadow AI”.
Alla luce di tutto questo, ritengo indispensabili momenti di confronto che permettano di allargare lo sguardo al panorama internazionale e raccogliere elementi utili a guidarci nell’approcciare una materia complessa, trasversale e in rapidissima evoluzione. L’obiettivo è mantenere le redini di un processo ormai inarrestabile.
Foto Credit: Conny Schneider

